Vaccinazioni: tutela o dittatura delle minoranze

   

A quanto pare, ai più è sconosciuta la sostanziale differenza fra la “tutela delle minoranze” e la “dittatura delle minoranze”.
Un’altra parola fortemente abusata, oltre alla parola “collettività”, è la parola “empatia”.

Se non permetti ad una persona che ha un problema di fare tutto quello che vuole, allora ti manca l’empatia, sei insensibile e cattivo.

Far passare per tutela quello che è in realtà una dittatura, è questione di un attimo.

Leggevo proprio ieri di una mamma che ha un figlio leucemico in età da scuola dell’obbligo, che lamentava il fatto che ci fossero alcuni bimbi non vaccinati, e che i genitori di tali bimbi non la salutassero più.
Ora, penso che solo uno sciocco potrebbe pensare che questi genitori reagiscano così perché insensibili verso la situazione del bambino. Questi genitori sono sicuramente stanchi e stressati dal fatto che una persona perfettamente estranea, sulla base del fatto di avere un figlio con una patologia, creda di avere il diritto di decidere al loro posto cose assolutamente private e delicatissime, come la scelta di trattamenti sanitari sui loro figli.

La tutela delle minoranze è d’obbligo in un paese civile, ma è altrettanto d’obbligo che siano rispettati i diritti fondamentali nei confronti di TUTTA la popolazione.

La signora non dovrebbe avere nemmeno il diritto di sapere se i compagni di classe sono vaccinati o meno, perché si tratta di dati sensibili.
Avere un figlio malato non da l’autorizzazione ad accedere ai dati sensibili degli altri bambini, i bambini sani hanno diritto alla privacy esattamente come tutti gli altri.

Una persona fragile, diversamente abile, malata, ha il sacrosanto diritto di vedere rispettati i propri diritti “speciali” e di essere aiutata, ma non deve mai dimenticare che anche il resto del mondo ha dei diritti che sono fondamentali, e che la propria patologia non può essere usata come arma per cancellare i diritti altrui e per scavalcarli.

Insomma, se ho bisogno di fare una commissione urgente in un ufficio o alle poste, perché non ho nessuno che possa farla al mio posto, il mio diritto da immunodepressa certificata invalida, potrebbe essere quello di avere una corsia preferenziale in modo da non fare la fila e permanere il meno possibile in quel luogo… ma non posso certo buttare fuori dall’ufficio una persona raffreddata che, come me, ha la necessità di trovarsi lì e magari non può aspettare di essere completamente guarita prima di uscire di casa.
Non posso certo pretendere che la gente, al primo starnuto, non esca di casa perché potrebbe incontrare un immunodepresso.

La tutela delle minoranze non si può trasformare in dittatura.

Pretendere di conoscere dati sensibili e di scegliere i trattamenti sanitari dei figli degli altri non significa pretendere tutela, significa pretendere diritti che non hai.

Non li hai nemmeno secondo questa scellerata legge (119/2017), dato che la scuola dell’obbligo è aperta a tutti.

L’empatia la provi per il bimbo malato, non per le richieste irrazionali di un genitore che vuole decidere anche per tuo figlio.

Giorgia Scattaggia

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