Obsolescenza programmata

L’obsolescenza programmata o obsolescenza pianificata nel design industriale è una politica volta a definire il ciclo vitale (la durata) di un prodotto. In tal modo in fase di progettazione viene deliberatamente definita una vita utile limitata di un prodotto, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo. Ciò si può ottenere costruendo i beni in oggetto con materiali di qualità inferiore, o mediante l’inserimento di meccanismi anche di tipo elettronico o seguendo comunque canoni costruttivi tali da rendere impossibile o troppo costosa la loro riparazione una volta che dovessero guastarsi.

Un modo molto più sottile per rendere prematuramente obsoleto un prodotto che ancora funziona è quello di immetterne sul mercato dopo poco tempo una nuova versione dotata di maggiori optional, preferibilmente dopo una adeguata campagna pubblicitaria che induca nel consumatore finale l’idea che la sua “vecchia versione” del prodotto sia ormai sorpassata ed inadeguata.

L’obsolescenza programmata ha dei benefici esclusivamente per il produttore, perché per ottenere un uso continuativo del prodotto il consumatore è obbligato ad acquistarne uno nuovo.

L’obsolescenza programmata è stata criticata sia per l’incentivazione di un surplus di rifiuti, per l’enorme e non sostenibile spreco delle risorse derivante dalla diffusa applicazione di queste politiche e per il fatto di creare artificialmente dei bisogni da parte del consumatore; Apple venne per esempio citata in giudizio nel 2003, con una class action a causa della durata delle batterie dell’iPod, volutamente programmata a breve vita in modo che il consumatore comprasse dei nuovi modelli dopo limitato periodo di uso, anche perché l’azienda in origine non volle offrire sul mercato delle batterie di ricambio.

Il termine “obsolescenza programmata” è nato negli Stati Uniti. Brooks Stevens è stato il coniatore del termine e della sua definizione. Stevens definì questo concetto come l’instillare nell’acquirente il desiderio di comprare qualcosa di un pò più nuovo, un pò migliore e un pò prima di quanto non fosse necessario.

Piuttosto che creare manufatti poveri che sarebbero stati sostituiti in breve tempo l’idea di Stevens era di progettare prodotti sempre nuovi che utilizzassero le moderne tecnologie, e generassero nuovi gusti e necessità. Nella sua ottica l’obsolescenza programmata serviva a far girare la ruota della produzione e del consumo a pieno regime, per il beneficio di tutta la società.

Stevens è vissuto in un’epoca in cui la società non era conscia dei possibili danni ambientali dei rifiuti come lo siamo oggi. Comunque ha sempre dichiarato che non considerava l’obsolescenza programmata come una sistematica produzione di rifiuti, ma supponeva che i prodotti sarebbero finiti nel mercato di seconda mano, dove avrebbero potuto essere acquistati da persone con un potere di acquisto inferiore.

 

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