Rifiuti Nucleari – la misura scientifica del rischio

Il problema delle Scorie Nucleari è quello che ha influenzato più negativamente l’opinione pubblica sull’energia nucleare. Malgrado non vi sia nessun problema tecnico, sia per per la gestione dei rifiuti nucleari che per trattamento o il riciclaggio dei rifiuti, normalmente si ritiene che il problema dei rifiuti nucleari non sia stato risolto.

Quest’idea è stata inculcata in più di venti anni di intensa propaganda fino ad arrivare a gesti eclatanti come quelli di Greenpace, la più estremista delle organizzazioni ambientaliste, con l’assalto a navi o treni che trasportavano i rifiuti nucleari.

L’obbiettivo principale di Greenpace è sempre stato quello di avere grande risonanza sui media non di affermare la validità scientifica delle sue proposte.

In genere quando si segnala un problema e si deformano esageratamente i fatti per sostenere una teoria palesemente falsa si commette una frode che  può essere anche punita penalmente.

Nel campo dell’ecologia questa pratica è stata ed  è così diffusa che è sorprendente che la magistratura, anzi le magistrature di vari paesi, siano intervenute così poco al riguardo. Per esempio Greenpeace ha giustificato i suoi attacchi contro le navi Akatsuki Maru (1992) e Pacific Pintail (1999), che trasportavano materiale radioattivo in Giappone, dicendo che, se fossero affondate avrebbero portato il veleno negli oceani contaminandoli per migliaia di anni e provocando un immane disastro. Si tratta di affermazioni palesemente false.

Ci sono Regolamenti internazionali che disciplinano il trasporto dei rifiuti di materiale radioattivo estremamente rigorosi. Tali regolamenti sono frutto di ricerche e test scientifici fatti proprio per eliminare il rischio che i radionuclidi trasportati possano fuoriuscire dagli appositi contenitori e finire in mare.

Il  mare ha inoltre una grande capacita, molto più dell’ambiente terrestre, di diluire e ridurre la pericolosità del materiale radioattivo al suo interno, tanto che in pochi anni il pericolo della radioattività sarebbe ridotto fino ad annullarsi.

Cosa sono  e come sono classificati i rifiuti nucleari.

I rifiuti nucleari non vengono solo dalle centrali nucleari, ma anche dagli ospedali, dai centri di ricerca, dall’industria.

Essi, sono classificati in tre categorie, a seconda del livello di radioattività:

Basso (low livel waste – LLW),

Intermedio (medium livel waste  – MLW)

Alto (higt livel waste –  HLW).

Esempio di rifiuti a Basso livello sono costituiti dagli indumenti usa e getta usati nelle centrali nucleari e negli ospedali: guanti, tute, siringhe,cateteri etc.; il 90% (in volume) dei rifiuti radioattivi prodotti appartengono a questa categoria, ma contengono solo il 1% della radioattività di provenienza antropogenica.

Rifiuti a livello Intermedio sono, per esempio, quelli costituiti dall’incamiciatura del combustibile, richiedono schermatura, e costituiscono il 7% del volume dei rifiuti radioattivi prodotti nel mondo (contengono solo il 4% della radioattività).

Al contrario i rifiuti ad Alto livello costituiscono solo il 3% del volume dei rifiuti radioattivi prodotti ma contengono il 95% della radioattività. Tipico esempio di rifiuti HLR è il combustibile esausto delle centrali nucleari.

 

I rifiuti a basso e medio livello.

I paradossi delle normative dovuti all’ideologia

Il caso più semplice da trattare è ovviamente quello dei rifiuti a basso livello per i quali non ci sono problemi o paure sollevate ad arte dai movimenti ambientalisti.

Per essi il il problema si riduce a mantenerli in deposito, anche presso gli stessi siti ove sono stati prodotti, per i pochi anni necessari al loro decadimento, dopo di che possono essere smaltiti come rifiuti convenzionali.

Anche per i rifiuti a livello intermedio lo smaltimento non presenta problemi. Per questi rifiuti, a valle del trattamento con il quale si riduce il loro volume, ad esempio comprimendoli, la prima operazione che si compie è il condizionamento che consiste nell’inglobare (o, nel caso di liquidi, solidificare) i rifiuti all’interno di una matrice solida, tipicamente cemento. Con questa operazione, la radioattività resta imprigionata in una massa inerte, che costituisce una prima barriera tra la radioattività stessa e l’ambiente.

I rifiuti così condizionati sono poi posti  in depositi dove devono rimanere per qualche centinaio di anni fino al loro decadimento.  I depositi definitivi per materiali a bassa e media attività sono di tipo superficiale (Francia, Spagna) o sotterraneo (Germania, Svezia). Depositi di questo tipo sono in esercizio in quasi tutti i paesi industriali. Essi sono progettati per isolare i materiali dalla biosfera per 300 anni; trascorso questo periodo si può perdere memoria del deposito, in quanto i materiali in esso ospitati hanno raggiunto livelli di radioattività analoghi a quelli del fondo naturale.

La normativa anche per il trattamento dei rifiuti LLW è rigida, come avviene per la maggior parte delle disposizioni regolamentari sulle tecnologie nucleari, però presenta parecchie incongruenze.

Nessuno menziona  che i rivelatori di fumo contengono Iodio134 e Americio241 entrambi radioattivi, e chi li istalla, in molti paesi, non è obbligato a seguire la normativa che si applica ai rifiuti LLW. La stessa cosa avviene per i quadranti luminosi degli strumenti degli aeromobili che contengono Trizio e per le note lampade a gas con retino al Torio (quelle da campeggio per intenderci), e queste sono solo alcune delle incongruenze.

Nel campo della medicina il problema dei rifiuti nucleari assume spesso forme paradossali. Per fare diagnosi e curare una paziente malato di tiroide si inietta nel paziente una piccola quantità di Iodio131. Una volta iniettato il 99% (radioattività beta) rimane all’interno del corpo del paziente, mentre il restante 1% rimane nell’ago e/o nella sonda con cui viene iniettato e che subito diventa rifiuto radioattivo LLW e come tale viene normalmente smaltito.

Lo Iodio131, ha una tempo di vita media di 8 giorni, assorbito dal paziente viene invece smaltito normalmente attraverso l’urina. I pazienti non sono obbligati a deporre la loro urina in speciali contenitori fino a quando tutta la radioattività è scomparsa. Nessun esponente di Greenpace ha mai fatto manifestazioni o atti contro gli ospedali per difendere le fogne da tale “inquinamento radioattivo”.

Ovviamente la quantità che va nelle fogne è così piccola che non provoca nessun problema, ma perché dovremmo preoccuparci dell’1% di questo Iodio che rimane nelle siringhe e smaltirle come rifiuto LLW quando il 99% viene invece smaltito normalmente nelle fogne?

I regolamenti spesso riflettono la stupidità e il conformismo “politicamente corretto” che hanno portato molti politici e amministratori a dichiarare città o intere regioni “aree denuclearizzate”.

Anche il corpo umano contiene radioattività; circa 0,1 microcurie dal Potassio40 e 0,1 microcurie dal Carbonio14 , ma non per questo (e per fortuna) viene smaltito come rifiuto LLW.

Ricordiamo che ci sono cinque milioni di tonnellate di ceneri di carbone prodotte da una centrale a carbone per ogni tonnellata di scorie nucleari prodotta da una centrale nucleare a parità di energia prodotta.

Il CEGB (la nostra Enel) della Gran Bretagna nel 1988 suscitò sgomento annunciando: “all’inizio di quest’anno, l’Inghilterra ha gettato nel Mare d’Irlanda 400 chilogrammi di Uranio“.

Questa dichiarazione provocò immediatamente 14 interrogazioni parlamentari e fu riportata  nella prima pagina di tutti i giornali inglesi.  In seguito aggiunse: “vi informo che ieri ha rilasciato circa 160 chili  di sostanze radioattive in mare e che la stessa cosa è stata fatta il giorno precedente e anche oggi ci accingiamo a fare la stessa cosa. In realtà, è ciò che facciamo ogni giorno da anni. Gli impianti a carbone delle nostre centrali elettriche producono rifiuti tra cui ci sono ‘rifiuti nucleari ‘. Noi semplicemente li chiamiamo ceneri da carbone“. C’è una sola parola per spiegare il comportamento dei media e dei parlamentari inglesi in questo caso: paranoia.

La stessa cosa accade in tutto il mondo quando si parla di rifiuti nucleari.

Nessuno al contrario ha mai menzionato che l’unico settore che ha assunto la responsabilità di gestire adeguatamente il rifiuti fin dall’inizio è stato il settore nucleare, e che malgrado la paura inculcata nella popolazione mai nessuno è stato ferito o contaminato durante lo stoccaggio o il trattamento dei rifiuti nucleari nonostante ci siano centrali di potenza in funzione fin dagli anni 60 e attualmente ci sono 437 reattori nucleari in funzione nel mondo.

 

I rifiuti ad alto livello

Questi rifiuti detti anche “scorie nucleari” sono le “ceneri” prodotte dalla reazione nucleare nei reattori. I principali componenti sono i prodotti di fissione degli attinidi transuranici.

Un reattore del tipo PWR scarica annualmente da 40 a 70 elementi di combustibile, circa 462 Kg di uranio per elemento. Dopo 3 anni di permanenza all’interno del reattore il combustibile passa così alle piscine di raffreddamento; si sono formati in totale circa 350 nuclidi differenti, 200 dei quali radioattivi.

Si ha, in media, la seguente composizione: 94% Uranio238; 1% Uranio235 (elementi presenti in natura e quindi considerati non pericolosi);  3÷4% prodotti di fissione (15 Kg), quali Cesio, Stronzio, Iodio, Tecnezio, etc., elementi innocui dopo qualche centinaio di anni di custodia in  appositi depositi.

Gli elementi di maggiore rischio sono i vari Isotopi del Plutonio che rappresentano l’1% delle scorie (5 Kg) e gli attinidi minori (Nettunio, Americio e Curio; così chiamati perché prodotti in minore quantità nei reattori nucleari tradizionali) che sono solo lo 0.1 % . Un tipico reattore nucleare della potenza di 1000 Mwatt produce una media di circa 30 tonnellate all’anno di combustibile irraggiato, le scorie HLW – Alto.

In un programma nucleare pianificato e sviluppato in modo razionale, il combustibile esaurito dovrebbe essere portato in un impianto di riprocessamento dove con processi chimici sarebbero estratti il 99,5% dell’Uranio e del Plutonio che verrebbero quindi riutilizzati per la fabbricazione di nuovo combustibile.

Quello che rimane quindi sono le scorie nucleari o rifiuti ad alto livello, che contengono quasi tutta la radioattività prodotta dal reattore, circa 1,5 tonnellate di materiale.

Questi rifiuti dopo essere stati incapsulati in una matrice di Vetro al Borosilicato, sono pronti per essere collocati in un apposito deposito, occupano un volume non superiore a 3-4 metri cubi, e hanno un peso di 15 tonnellate, in pratica un carico per un camion.

Due milioni di volte più piccolo in peso e un miliardo di volte minore in volume dei rifiuti, “ceneri”, di un simile impianto a carbone.

Si osservi che la radiotossicità del combustibile esausto  decresce nel tempo e pareggia quella dell’uranio inizialmente caricato nel reattore solo dopo 250.000 anni.

Il contributo maggiore alla pericolosità delle scorie è dato dal Plutonio:  tale contributo diventa l’90% dopo 300 anni e il 80 % dopo 500 anni.

Dopo il Plutonio i maggiori contributori sono gli attinidi minori (Nettunio, Americio e Curio), che  contribuiscono per un ordine di grandezza minore del Plutonio ma circa mille volte più degli altri prodotti di fissione.

Dato che le scorie radioattive, al contrario dei rifiuti convenzionali, decadono nel tempo, si osserva che i prodotti di fissione sono pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il Plutonio per circa 250.000 anni.

Un fattore importante dei rifiuti HLW-Alto è che si tratta di piccole quantità paragonate ai rifiuti di un impianto di potenza a carbone delle stesse dimensioni.

Si calcola che il 5% del ricavo della vendita dell’elettricità prodotta in una anno da un impianto nucleare da 1000 Mwatt sia più che sufficiente per lo smantellamento “decommissioning” di una centrale nucleare una volta terminato il suo esercizio.

Un altro 10 % serve per la gestione della parte finale del ciclo del combustibile, incluso il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti HLW-Alto nei depositi geologi.

Si tratta di cifre poco significative.

Calcoli scientifici matematici di matrice probabilistica, hanno evidenziato una incidenza di mortalità pari allo 0,02/anno per i rifiuti di una centrale di 1000 Mwatt, ovviamente il calcolo è probabilistico, perché sembra non essere possibile censire tali entità con dati certi (dovrebbe essere anche questo dato trattato con estrema attenzione).

Un paragone con una centrale a carbone di pari entità evidenzia (qui i calcoli sono realistici) una incidenza di mortalità pari a 75/anno, inoltre una nuova tecnologia di controllo dell’inquinamento dovuto alla combustione del carbone (il carbone pulito) può ridurre tale numero a 15/anno. Anche con questa tecnologia i rifiuti della combustione del carbone sarebbe un migliaio di volte più dannosi per la salute umana rispetto ai rifiuti nucleari HLW- Alto Livello.

Auguriamoci di non essere tra lo 0,02, il 75, e neanche il 15 all’anno che comunque sono e restano vite umane!!

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