Censurato il documentario sull’inquinamento in Cina

Qualcuno ha visto “Under the Dome”, il documentario sull’inquinamento in Cina diventato virale nello spazio di un fine settimana? Se vi trovate in Cina siete stati fortunati, perché adesso è scomparso dal web, censurato dal governo. In occidente, invece, si trova ancora su Youtube, sottotitolato in inglese e francese. Aveva raccolto 150 milioni di visualizzazioni, e aperto un dibattito tale da far crollare in borsa le compagnie del carbone e del petrolio. Il ministro dell’Ambiente cinese aveva perfino dichiarato di considerarlo un fenomeno sociale pari a quello innescato, nel 1962, dal best seller di Rachel Carson, “Primavera silenziosa”.

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Under the Dome (“Sotto la cupola”), documentario di 103 minuti autoprodotto dalla ex giornalista tv Chai Jing, denuncia il grave problema di inquinamento del Paese, con linguaggio semplice e diretto. Per tutto il filmato vediamo la presentatrice su un palco, che spiega agli spettatori gli effetti dello smog sulla salute con l’aiuto di uno schermo. Alla parte più didascalica si alternano fasi in cui Chai Jing racconta la sua esperienza personale. Da donna non particolarmente interessata all’inquinamento atmosferico, ne ha scoperto gli effetti devastanti quando ha saputo che la bimba che portava in grembo aveva un tumore (benigno). A quel punto, il suo mondo è cambiato. La figlia, una volta nata, avrebbe dovuto respirare, mangiare e bere in Cina, e in ciascuna di queste azioni vitali avrebbe introdotto sostanze nocive nel suo sistema.

Con queste premesse, Chai Jing ha accusato il governo e le autorità ambientali di debolezza e incapacità di migliorare la qualità della vita dei cinesi, e le aziende di non volersi riconvertire per l’attaccamento ai profitti.

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