Se sbaglio, modificami

Quasi metà della mia vita, l’ho trascorsa senza sapere cosa fosse Internet.

I computer invece no, ho saputo da sempre che esistevano e che sarebbero diventati sempre più potenti.

I chip erano già in circolazione, ma io ancora pensavo ai calcolatori dei vecchi film, quelle stanze piene di valvole roventi.

E pensavo che rispondessero alle domande. Non scherzo: l’idea era che l’uomo accendesse un pulsante, facesse una domanda (a voce, o con una scheda perforata, ma questi erano dettagli). 

Hal 9000: lo accendi, lui ti saluta, chiede se può esserti utile, ti propone una partita a scacchi, congiura alle tue spalle, eccetera: l’idea che avevo del computer era questa. 

No, grazie, Hal, niente scacchi, mi potresti fare questi problemi di matematica per domani?

La rabbia di appartenere all’ultima generazione che i compiti doveva farseli senza ausilio di un cervellone positronico svanì d’incanto non appena ebbi tra le mani un vero “computer”. Perché un bel giorno arrivarono nelle case, ed erano oggetti ben diversi da come ce li eravamo immaginati. Molto meno grossi, grazie al cielo. In compenso, assolutamente stupidi.

Possedevo un computer con ben 64 kilobyte di memoria fissa. Ma il vero choc fu scoprire che anche quei 64 Kb erano vuoti. Non compravi una enciclopedia, per quanto minuscola.

Compravi un contenitore vuoto, un oggetto che appena acceso conosceva solo qualche nozione di aritmetica, in pratica una grossa calcolatrice.

Svanita la speranza di usarlo per i compiti, il computer diventava un oggetto affascinante proprio in quanto stupido.

Ci potevi giocare, in vari modi, e (nel giro di una decina d’anni) saresti anche riuscito a lavorarci. Ma sarebbe sempre rimasto l’amico stupido con cui dialogare in Basic, che sa risolvere i logaritmi ma non ha la minima idea di cosa sia l’Europa.

Per molti anni non ho più pensato che il computer fosse un oggetto a cui chiedere le cose.

Vent’anni dopo è successa una cosa straordinaria, la rete delle reti, l’Interconnected Networks, INTERNET insomma !!

Ora possiamo andare su Internet quando vogliamo.

Qualsiasi domanda ci venga in mente… tu digiti, e in pochi secondi Internet ti risponde. I

ragazzi ci si abituano subito, del resto la maggior parte ha già Internet in casa, e le ricerchine le sanno fare, anche solo per trovare le specifiche di un videogioco.

E così mi sono reso conto di una cosa.

Oggi i computer assomigliano molto di meno a quegli scatoloni vuoti che ho cominciato a usare alle medie, e molto di più a quei cervelloni che sognavo da bambino.

Guarda il modo in cui li usano i ragazzi: fanno domande, e il computer risponde. Ovvero no, in realtà a rispondere è Internet, attraverso Google e Wikipedia. Ma per il bambino che ero trent’anni fa tutti questi sarebbero dettagli incomprensibili; l’essenziale è che il computer, oggi, è un tizio coltissimo che se gli chiedi una cosa – mediante tastiera – ad esempio “Quanto è alto il Monte Bianco?” – ci mette pochi secondi a rispondere: “4810 metri”. Proprio come Hal 9000.

La cosa che non mi sarei aspettato, da bambino, è il modo in cui i computer hanno compiuto questa evoluzione.

Mi sarei aspettato un progresso tecnologico: valvole sempre più efficaci, bobine sempre più veloci… a un certo punto avremmo dato da mangiare a un cervellone più grande degli altri l’intero scibile umano sotto forma di schede perforate e… voilà, il Cervellone avrebbe saputo tutto.

Mi sembrava logico che sarebbe andata a finire così. E invece le cose hanno preso una via inattesa. All’inizio c’era Internet, una rete di contenuti buttati un po’ qua e un po’ là, scarti di tesi di laurea e vecchi archivi di forum, informazioni generalmente scadenti che oscillavano per il mondo in modo browniano, e persino Google molto spesso non era in grado di trovarti un granché, per il semplice motivo che in rete – malgrado tutte le chiacchiere che se ne facevano su libri e riviste specializzate – non c’era ancora un granché.

Fino al 2000, più o meno.

Eppure in un qualche modo Internet non era tutta lì. Essa comprendeva anche i suoi utenti: non era un’intelligenza artificiale, ma un’intelligenza collettiva, metà carne metà html (cyborg, si diceva in quegli anni).

Ecco, io credo che il momento decisivo è stato quello in cui questa intelligenza collettiva, ancora non molto intelligente e non molto collettiva, ha preso atto della sua pochezza e… ha cominciato a fare delle domande all’utente.

In pratica, il momento in cui ha creato Wikipedia. 

Wikipedia era il posto dove il signor Internet ammetteva di non saperne abbastanza, e ti chiedeva aiuto.

Pensateci, forse il test di Turing lo ha passato in quel momento in cui gli abbiamo fatto una domanda (“Quanto è alto il Monte Bianco?”) e lui ha risposto con una domanda (‘Non lo so, dimmelo tu per favore’).

Una rivoluzione copernicana. Abbiamo smesso di pensare a Internet come a un libro stampato e abbiamo cominciato a considerarlo un libro da scrivere, una creatura da crescere, qualcosa a cui insegnare le cose.

Wiki è stato il momento, è stato il luogo in cui il signor Internet ha scoperto di non sapere, e ha fatto il primo passo giusto verso la conoscenza di sé e degli altri.

Oggi, se chiedi quand’è alto il Monte Bianco, Internet attraverso Wikipedia ti dice: ‘Mi risulta che sia alto 4810 m., ma non posso esserne certo; per favore, se la sai più lunga di me, correggimi.

Hal 9000 era molto più spocchioso. Poi certo, anche l’ibrido collettivo che chiamiamo Internet, ma più precisamente Wikipedia, ha i suoi difetti. Tutti i difetti umani dei suoi utenti (pignoleria, superficialità, ignoranza, spocchia, ecc. ecc. ecc.), più i difetti dei computer.

Però è la più grande creatura che abbiamo visto nascere. Ha solo dieci anni e forse sa già più cose delle enciclopedie vere. È un gigante buono che è disponibile a raccontarti qualsiasi cosa, ci puoi passare le serate.

E ogni volta che commette un errore di ortografia, tu glielo correggi e lui ti ringrazia. Questa ultima cosa fa impazzire i ragazzini a scuola. Non importa di cosa stiamo parlando: ogni volta che troviamo un errore di ortografia, lo correggiamo in diretta.

E così scopriamo che sbagliare è umano, perché sbaglia anche la creatura più umana di tutte, che è Wikipedia. Ma allo stesso tempo, sbagliare è inammissibile, sbagliare è pericoloso: tutto quello che Wikipedia ci dice potrebbe essere falso.

Potrebbe essere il brutto scherzo di un’altra classe dall’altra parte del mondo, che ha tolto un migliaio di metri al Monte Bianco a maggior gloria delle vette del Caucaso.

Non bisogna fidarsi ciecamente di nessuno, neanche del famoso cervello elettronico, perché in fondo che ne sa lui? Solo quello che gli abbiamo detto noi.


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