Report – Belli da paura

La trasmissione Report di Milena Gabanelli linkata per chi non riesce a visualizzare dal sito Rai.tv causa “malfunzionamento” dello script silverlight …


01/11/2015

Quando vado a rifarmi il naso o a gonfiarmi la bocca so in che mani mi metto? Siccome gli interventi estetici giustamente non me li passa il Servizio sanitario nazionale, pago e vado in uno studio o clinica privata, ma il medico che specializzazioni ha e cosa mi inietta?

Ben pochi sanno che né chirurgia né medicina estetica sono specializzazioni universitarie, come invece lo sono per esempio dermatologia e chirurgia plastica, quelle che più si avvicinano al campo dell’estetica. Esistono scuole e master di specializzazione ma non sono obbligatori. Non serve nessuna specializzazione, quindi, per rifare nasi o blefaroplastiche agli occhi, e gonfiare labbra, seni e zigomi con i filler; basta la laurea in medicina.

Negli Stati Uniti, patria dei trattamenti estetici, l’Fda ha autorizzato 24 filler; in Italia, il Ministero della Salute ne ha autorizzati 123. Ci sono quelli temporanei e quelli permanenti, molto più richiesti visto che non serve tornare ogni sei mesi a farseli iniettare, ma anche più pericolosi. Perché se c’è danno, anche quello è permanente, e spesso grave.

Alla fine la sperimentazione si fa sul paziente, a cui non resta che affidarsi al medico, che dovrebbe a sua volta affidarsi a prodotti già collaudati, ma non sempre è così. Visto che nella carenza di regole si infila anche chi inietta materiali meno sicuri, magari tolti dal commercio solo dopo casi di gravi danni. Il silicone liquido è vietato da 20 anni, ma troppi medici hanno continuato ad iniettarlo. Racconteremo casi di donne rovinate per sempre, non solo dal punto di vista estetico, e di medici colpevoli che continuano ad esercitare.

Tutte queste attività si svolgono nel privato perché la medicina estetica non è a carico del Servizio sanitario nazionale. Eppure a Palermo il medico del Presidente della Regione Rosario Crocetta è indagato perché avrebbe fatto interventi estetici passandoli per funzionali, e quindi a carico della Regione.

Infine le cure dimagranti: troppi medici prescrivono anoressizzanti per togliere velocemente chili a pazienti non obesi, spesso senza sottoporli a esami preventivi. Queste sostanze possono esporre i pazienti, ignari, a rischi cardiocircolatori. Le procure indagano su casi di decessi.

video

All’interno :

L’ingegno

min. 0:58:15 – Dalle risonanze magnetiche “al succo d’ananas” alla cura dei tumori radioresistenti con l’innovativa “adroterapia”. Due storie in cui ricerca e passione nella sanità si dimostrano più forti di qualsiasi taglio.
Di solito le radiologie comprano un liquido di contrasto da un’azienda farmaceutica. Alla radiologia del policlinico S.Orsola di Bologna invece danno da bere il succo d’ananas ai pazienti che devono fare gli esami alle vie biliari. “E’ un succo normale – spiega la dottoressa Rita Golfieri, direttore del reparto, “ma potrebbe essere impiegato anche un succo di mirtillo normale, perché anche il mirtillo contiene il manganese”. L’ananas costa meno, i pazienti lo gradiscono e il Policlinico risparmia ogni anno 13 mila euro. Ma non è l’unica iniziativa: rimettendo mano ai servizi di ristorazione, logistica e pulizie sono riusciti a tagliare i costi di due milioni e mezzo e a ridistribuire ai dipendenti un milione, per esempio eliminando i piatti di plastica e tornando a quelli di ceramica.
Se poi vogliamo vedere quanto l’Italia può essere all’avanguardia nella sanità allora bisogna andare a Pavia, dove un gruppo di fisici coinvolgendo 500 ditte italiane ha realizzato il sincrotrone, una tecnologia che nel mondo si può trovare solo in altri tre centri in Giappone, Cina e Germania e cura i tumori radioresistenti. Pensate a un gigantesco microonde, un anello di 80 metri di diametro che genera un fascio di protoni o di ioni carbonio che percorrono la circonferenza un milione di volte in mezzo secondo. Il carbonio richiede grandi macchine per essere accelerato ma quando arriva a colpire la cellula tumorale è tre volte più efficace dei raggi X.

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