Patologie tiroide legate a padelle antiaderenti (teflon)

   

Conferme del legame tra sostanze chimiche utilizzate per moquette, padelle antiaderenti (teflon) e patologie della tiroide.

L’ultimo allarme arriva dalla rivista Environmental Health Perspective. I ricercatori britannici dell’University of Exeter, coordinati da Tamara Galloway, professoressa di Ecotossicologia, hanno analizzato i livelli ematici di due distinti tipi di composti perfluorinati (PFC) in quasi 4000 tra uomini e donne partecipanti allo studio National Health and Nutrition Examination Surveys (NHANES).

Nel gruppo delle donne che avevano nel sangue livelli elevati di acido perfluorottanoico (Pfoa – teflon contenuto nelle padelle antiaderenti) la percentuale di patologie della tiroide è risultata doppia.

Nel gruppo degli uomini, invece, il boom di malattie della tiroide è stato riscontrato a fronte di livelli elevati di perfluorottano sulfonato.

“Si tratta di un’associazione statistica”, spiega la Galloway. “Non è possibile ancora dire se c’è un legame causa-effetto o se ci sono altri fattori coinvolti”.

Fonte: Melzer D, Rice N, Depledge MH, Henley WE, Galloway TS. Association Between Serum Perfluoroctanoic Acid (PFOA) and Thyroid Disease in the NHANES Study. Environ Health Perspect 2010; doi:10.1289/ehp.0901584.

Il teflon più volte è stato indicato come sostanza cancerogena. Nel 2006 l’Environmental Protection Agency (EPA) statunitense ha invitato DuPont e altre sette imprese a cessare l’utilizzo di una sostanza chimica tossica, l’acido perfluoroctanico (PFOA), nei loro processi industriali.

Il PFOA viene utilizzato da DuPont per realizzare il Teflon, che si trova non solo nelle pentole, ma anche nei tessuti da abbigliamento e da arredamento, oltre che come componenti di farmaci, schiume antincendio, lubrificanti, adesivi, cosmetici, insetticidi, rivestimenti per tappeti e mobilio.

L’agente chimico è utilizzato nella fabbricazione dei rivestimenti antiaderenti di pentole e padelle, DuPont, che per prima ha brevettato materiale antiaderente Teflon, ha dichiarato che sarà via via sostituito, anzi il processo è già cominciato. E a darne notizia ufficiale è l’azienda stessa.

Da anni si discute sulla tossicità della sostanza, che viene liberata nell’ambiente durante le fasi di fabbricazione e resta in tracce nella parte interna della pellicola antiaderente. La letteratura in proposito è ricchissima, le principali evidenze sono riassunte in un documento dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare: esperimenti condotti sugli animali mostrano che in casi di esposizione cronica può provocare danni al fegato, può avere effetti tossici sul sistema riproduttivo e aumentare l’incidenza di tumori. Niente di ciò è stato ancora dimostrato sull’uomo.

Il Pfoa resta nell’ambiente, non viene distrutto, mai: “Fino a poco tempo fa in molti sostenevano che la sostanza era volatile. Invece è persistente e si bioaccumula”, spiega Eva Alessi, biologa e curatrice per il Wwf delle campagne internazionali: “Questo significa che la sua concentrazione aumenta man mano che si sale nella catena alimentare. Per questo la sostanza è stata trovata in misura consistente anche negli orsi polari, in luoghi dove certo le pentole non si fabbricano”.

Pfoa è presente anche nel sangue e nei tessuti umani, come dimostra più di una autorevole ricerca. Entra nell’organismo, e non ne esce definitivamente, dato che qualche traccia ne rimane sempre.

Nonostante ciò, molti produttori continuano a utilizzare il Pfoa, la precauzione ovvia è di non acquistare più le padelle antiaderenti, invece utilizzandole ricordarsi di non graffiarle, magari usando mestoli in legno ed evitare di portarle a temperature elevate (come succede cucinando la bistecca di carne).

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