Fabrizio De Andrè – Fiume Sand Creek

«Voglio soltanto dire però che la sera del 12 ottobre del 1992, non starò certo a brindare al cinquecentenario della scoperta dell’America.

Anche perché desidero ribadire e ricordare che non si trattò di una scoperta, casomai di una riscoperta, perché quando Cristoforo Colombo con il solito capello fluente, occhio sognante e piede sicuramente fetente sbarcò sull’isola di San Domingo, c’era una popolazione, c’erano quelli che sarebbero poi stati chiamati Domenicani, ed erano li da circa venti o trentamila anni, avevano attraversato lo stretto di Bering insieme a tutti quanti gli altri che sarebbero stati poi chiamati “indiani”.

Quindi la sera del 12 ottobre 1992, almeno per quanto mi riguarda, starò vicino agli indiani e ricorderò insieme a loro quello che loro considerano il giorno del più grave lutto nazionale.»

[…]

  «… un tentativo di sterminio, questa volta purtroppo riuscito quasi fino in fondo. Sto parlando degli indiani d’America.

Piccolo massacro dopo piccolo massacro insomma sono quasi riusciti a sterminarli tutti quanti. I pochi che sono rimasti sono nelle riserve in condizioni abbastanza vergognose.

La canzone si chiama Sand Creek e si riferisce ad uno di quei piccoli massacri, dove un gentiluomo, un certo colonnello Civington, con un’accozzaglia di ubriaconi neanche vestiti da soldati, riuscirono a far fuori una cinquantina di vecchi e bambini perché i guerrieri nel frattempo erano andati a caccia del bisonte.

Non la vorrei fare tanto lunga, anche perché io riesco ad esternare meglio attraverso le canzoni che non attraverso le chiacchiere.»

(Fabrizio De André)

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