Harry Potter, l’antifascismo insegnato ai bambini

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di Pierpaolo Farina

Fu esattamente tre anni fa, giorno del mio diciannovesimo compleanno, quando mia sorella entrò in camera mia a dirmi che mi aveva regalato “Harry Potter e i Doni della Morte”. La prima reazione, per la poveretta, fu di indignazione (da cultore del Signore degli Anelli e di Star Wars, consideravo Harry Potter roba di seconda mano), e il libro rimase lì a prendere polvere per un paio di giorni.

Poi, con molto scetticismo, cominciai a leggere le prime pagine… ebbene, in un giorno divorai letteralmente le 700 pagine del libro. Non solo perché mi piace il genere fantasy, quanto perché c’era un messaggio chiaro sotto tutto quello svolazzare di bacchette e di giravolte su scope magiche: un messaggio contro il razzismo e, più nello specifico, contro il nazi-fascismo.

Rimasi talmente entusiasta del libro, che presi a dire a scuola (Liceo Classico) che si poteva benissimo, per quelli che trovavano la storia noiosa e un po’ ostica, consigliargli di leggere l’ultimo libro di Harry Potter, per capire cos’è stato il nazi-fascismo in Europa. Ovviamente, come ogni cosa che dico, all’inizio mi risero dietro e dissero che vedevo la politica anche nei libri per bambini.

Continuai a sostenere la mia tesi, dimostrando i chiari parallelismi che nel libro ci sono, ad esempio, tra Voldemort, sostenitore della purità della razza pur avendo il padre babbano (ovvero un non mago), e Hitler, che oltre a non essere tedesco e ariano, qualcuno dice avesse pure radici ebraiche; o tra i Mangiamorte e le SS; o, tanto per dirne una, i tatuaggi che questi ultimi infliggono alle loro vittime prima di ucciderle (mezzosangue) che ricordano tanto i numeri tatuati alle vittime nei campi di concentramento. Per non parlare di Salazar Serpeverde (fondatore della casa magica di Hogwarts dei “cattivi”, il cui nome è ispirato al Salazar portoghese il cui colore dei militanti era proprio il verde). Vado a memoria, ma il libro è pieno zeppo di riferimenti come questi.

Ebbene, non me ne curai più di tanto, finché un mesetto fa, con un amico, non ritornai sull’argomento. E mentre lui concordava con me, un altro disse che non era d’accordo e che sbagliavo tutto.

Così ho fatto delle ricerche. E ho scoperto che la Rowling ha detto di essersi chiaramente ispirata a Hitler per la figura di Voldemort e addirittura a quella di Churchill per quanto riguarda Silente; e che conferma le metafore politiche (che ovviamente non fanno riferimento alla sola Germania Nazista) come chiaro messaggio da veicolare ai bambini che la leggono.

L’argomento “politica in Harry Potter”, inoltre, è oggetto di numerosi studi e tesi di laurea (17 tesi di dottorato e 7 master, stando all’Inside Higher ED, la biblioteca del Congresso americano) e addirittura in alcune università si è arrivati ad un corso separato in scienze politiche dedicato al tema.

Insomma, qualcosa in più di semplici intuizioni. Visto quanto mi era piaciuto l’ultimo, ho deciso di comprare il primo. Che si è rivelato un semplice libro per bambini, qualche accenno, sì, ma nulla di quello che c’è nell’ultimo. E allora penso che la Rowling sia, dopotutto, un genio: perché ha cresciuto una generazione di milioni di bambini all’antifascismo, identificando con il male assoluto tutti i valori negativi che il nazi-fascismo ha portato nel mondo (Voldemort).

È partita con un piccolo libro di favole, ha concluso con un libro che io, se avessi un figlio, glielo farei leggere per fargli capire, sin da piccolo, cos’è stato l’antifascismo. Non basta ovviamente solo l’ultimo libro di Harry Potter, serve anche altro, la pratica quotidiana.

Ma è certamente un buon inizio, non vi pare?

fonte

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