Il “fattore M” che aiuta le donne a vincere



M
come il “fattore M” e Manaudou. Una sola iniziale per due modi di essere donne nel terzo millennio.
Come dire, le femmine sono vive e lottano insieme a noi. Ma sono donne moderne, consapevoli che anche per loro il sesso è piacere e che l’aggressività sessuale le aiuta ad essere vincenti.

E su questo argomento due donne fanno outing a modo loro.

Una, giovane sportiva intraprendente, lo esibisce con uno slogan scritto su una maglietta “Je ne regrette rien“; l’altra, giornalista affermata, lo sostiene con la classe suggerita dal bon ton quando dice, in una trasmissione televisiva, che nel dna di una donna che voglia essere al top ci deve essere un pizzico di “fattore M”, dove M sta per maiala.

Ad urlare il suo essere donna appassionata oltre che giovane e bella, è la nuotatrice francese Laure Manaudou, famosa nel mondo dello sport ma anche del gossip.

La campionessa si è presentata sulle tribune della piscina di Montpellier, per fare il tifo al suo nuovo fidanzato, Frederick Bousquet, con una t-shirt dalla scritta inequivocabile: «Je ne regrette rien», non mi pento di nulla.

Un motto ben chiaro, divenuto l’inno della Legion Straniera l’anno dopo che il «passerotto» francese Edith Piaf, con la sua voce inconfondibile, salutò il pubblico con quel «non rimpiango nulla, me ne frego del passato».

Per Manaudou è un messaggio chiaro con cui avverte fans e denigratori che a 23 anni non si pente di nulla, né dell’amore finito con il nuotatore italiano Luca Marin (che le ha preferito Federica Pellegrini), né di avergli tirato dietro l’anello da 15 mila euro, né delle foto hard che circolano in rete e che la mostrano come mamma l’ha fatta in azione con un non riconoscibile boyfriend, né del nuovo seno stile bagnina di Baywatch, né tantomeno dell’anno sabbatico che si è presa e che non le permetterà di partecipare ai Mondiali di Roma.

Insomma, l’ondina d’oltralpe già dimostra di avere nel dna quel «fattore M» che le consente oggi e le consentirà domani, di essere una donna vincente.

Quell’essere un po’ «maiala» che secondo la conduttrice del Tg5 Cristina Parodi non guasta, anzi, aiuta.

Lo sanno bene le donne, le stesse che hanno gridato allo scandalo dopo aver letto della top model Kate Moss pizzicata a fare sesso in auto, come se loro non lo avessero mai fatto.

Eppure, le «femmine» sanno bene che oltre alla testa, alle gambe, agli occhioni e al sorriso, per conquistare, piacere, tenersi un uomo ed essere al top in un rapporto, serve passione, serve abbandonarsi al sesso con piacere e trasgressione, serve perdere la testa. Non certo il cervello.

Perché come dice provocatoriamente l’autrice del «Galateo moderno», avere nel dna il «fattore M» non significa essere una maiala, ma significa avere «dentro» qualcosa di nascosto che esce al momento opportuno e fa vincere nella vita.

La classe dell’essere sensualmente femmine è anche in questo: meglio un «fattore M» da scoprire che una faccia ammiccante ad ogni palestrato di passaggio.

Sarina Biraghi

 

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