Privacy e Cyberspionaggio – Come difendersi





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Il programma di spionaggio della National Security Agency (Nsa) è destinato a essere ridimensionato. Una vittoria per Edward Snowden.

Sufficiente affinché la privacy sia protetta?? Sono solo le istituzioni a spiare ??

I motori di ricerca tradizionali tracciano il comportamento degli utenti, raccogliendo indirizzi Ip e usando i cosiddetti tracking cookies per registrare alcune informazioni, per esempio i link cliccati o le parole cercate.

Nel caso di Google, quando si usa si il motore di ricerca mentre si è ‘loggati’ al profilo di uno dei servizi che offre (come Google Plus o Gmail), i dati raccolti possono essere utilizzati, per esempio, per offerte commerciali mirate.

Alcuni browser, tra cui Firefox e Chrome, offrono l’opzione Do Not Track, che comunica ai siti web visitati il desiderio dell’utente di non venire tracciato. Ma si tratta di un semplice invito, che i siti non sono obbligati a rispettare.

Per cercare informazioni nel web, quindi, le soluzioni migliori sono alcuni motori di ricerca alternativi ai classici Google, Yahoo! o Bing. Tra di esse Startpage, che offre i risultati di Google ma non usa cookies, non trasmette informazioni personali di alcun genere e non tiene traccia delle ricerche effettuate oppure DuckDuckGo.

Si può anche usare browser alternativi, ad esempio Tor Browser, un navigatore basato su Firefox che permette una navigazione totalmente anonima, o SRWare Iron, che è una versione di Chrome che non invia dati a Google.

In alternativa, si può optare per il componente aggiuntivo GoogleSharing, si installa su Firefox e consente di passare attraverso un server anonimo, in pratica durante la navigazione il motore di ricerca non ha registrato informazioni su quello che ci piace o facciamo.

I sistemi operativi mobili riservano sorprese assai poco gradevoli. IOS 7, è promosso dalla Apple come «il cuore di iPhone, iPad e iPod touch. Con la sua interfaccia viva e intuitiva e le sue fantastiche novità, rende più piacevole tutto quel che fai». Sarà !!.

Intanto il gioiellino di Cupertino ha attive di default due funzioni discutibili dal punto di vista della protezione della privacy.La prima si chiama Diagnosi e uso. A cosa serve? Ufficialmente a raccogliere informazioni sui malfunzionamenti del sistema operativo, in realtà sembra più una sorta di liberatoria che firmiamo a Cupertino per raccogliere i nostri dati e farne ciò che vuole. Il consiglio? Meglio disattivarla. La seconda è iAd da posizione, funzione che serve a comunicare costantemente la tua posizione geografica per fare in modo che ti possano essere inviate pubblicità coerenti con il luogo in cui ti trovi.

Il problema più che altro è che questi strumenti sono difficili da individuare, per disattivarli bisogna navigare in sotto-menu dai nomi poco chiari sepolti nell’ iOS. L’informazione e la consapevolezza sono le armi migliori che abbiamo per tenere sotto controllo la nostra privacy.

Tuttavia, neppure Google, produttore del sistema operativo Android, è esente da critiche.  E’ stata eliminata da Android 4.4.2 una funzione importantissima, che consentiva agli utenti di scegliere a quali dati personali le App potessero accedere. Era stato inserito in Android 4.3, ed era stato salutato con gioia da tutti gli utilizzatori. E’ durato poco però. Il problema è che il sistema operativo Android è profondamente integrato con i servizi offerti in rete daGoogle, dai social alle mail, questo rende il controllo del flusso dei dati che vanno e vengono ancora più complesso.

 Particolare attenzione va poi prestata a Google Now, un assistente personale virtuale intelligente disponibile sullo smartphone (l’equivalente di Siri su iPhone). Per attivarla è necessaria autorizzare la geolocalizzazione, quindi tutti gli spostamenti di chi la usa vengono registrati grazie all’app e riassunti su una mappa, con tanto di grafici che mostrano dove si è passato più tempo nell’ultimo periodo, a fare cosa e quando.

 I social network, per loro natura, richiedono una volontaria rinuncia a una parte della privacy da parte di chi decide di iscriversi. Quello che invece può fare la differenza è la trasparenza, ed in alcuni aspetti Facebook, negli anni, è migliorato. Le impostazioni della riservatezza ora sono raggruppate in un pulsante dedicato, e sono raggruppate con un criterio logico e scritte in linguaggio chiaro. Google Plus, invece è più criptico, né le informazioni né l’organizzazione sono chiare.

La privacy di YouTube non è difficile da tenere sotto controllo. Una volta loggati nel proprio account si può scegliere di non mostrare i propri like, di tenere privata la lista di canali a cui ci si iscrive, per evitare di pubblicare su Facebook o Twitter le proprie attività è meglio non associare il proprio profilo agli account social.

 Instagram, la cui struttura è meno complessa, offre opzioni di gestione della privacy piuttosto semplici. Una volta stabilito chi possa vedere le foto, basta accettare i nuovi follower con attenzione.

Per salvaguardare la privacy, insomma, è necessaria la consapevolezza e l’attenzione degli utenti.

Gmail e Yahoo! non solo scansionano le nostre mail, ma salvano i messaggi che non si è finito di scrivere. In entrambi tuttavia è possibile disattivare l’opzione. Per Gmail inoltre è possibile utilizzare il componente aggiuntivo Secure Gmail, che codifica la comunicazione. Outlook.com (già Hotmail), almeno per ora, non scansiona la posta degli utenti.

 Ci sono buone abitudini che possono essere utili in tutti i casi. La prima è leggere sempre le condizioni di utilizzo di un programma. Il linguaggio usato è troppo astruso da capire? Per ottenere una traduzione si può consultare tosdr.org.

 




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