SUICIDIO ASSISTITO LUCIO MAGRI, LA SVIZZERA NON E’ COSI’ VICINA





lucio_magriLUCIO MAGRI 19/8/1932 – 28/11/2011

Ha deciso di morire, ma per farlo legalmente si è dovuto recare in Svizzera. L’Italia nel mese di novembre (2011) perde una colonna del giornalismo, ma anche un politico schierato “a sinistra della sinistra”. Lucio Magri è morto a Bellizona (vicino Zurigo) con l’aiuto di un medico, questo sistema in Italia è illegale, viene chiamato “suicidio assistito”, e a differenza dall’eutanasia  l’atto finale di togliersi la vita è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti terzi(somministrandosi le sostanze in modo autonomo e volontario).

I motivi di questo gesto sono rintracciabili nella depressione che accompagnava il giornalista italiano dal giorno della morte della moglie sconfitta da un tumore (Trauma mai superato), gli amici hanno cercato di convincerlo ma è stato irremovibile.

Lucio Magri all’inizio degli anni ’50 si iscrisse al PCI partecipando attivamente alla vita politica, in poco tempo entra nella segreteria del partito di Bergamo, per poi passare nel direttivo regionale lombardo. 

La rottura con il partito avvenne nel 1969 (Primavera di Praga) Lucio Magri e altri esponenti si dissociano dalla posizione presa  dal PCI e fondano la rivista “Il Manifesto”. Questo periodo rappresenta un momento importante per Magri, dato che viene cacciato dal partito, da li a pochi anni, e nella metà degli anni ’70 fonda un partito, “Partito di unità proletaria per il comunismo”, ma nel 1984 (dopo la morte di Berlinguer), confluiscono nuovamente nel PCI. 

Nel 1991 finisce la storia del Partito Comunista Italiano, nascono i Democratici di sinistra e Magri confluisce nella neonata Rifondazione Comunista. Nel 2009 è stato pubblicato il suo ultimo libro “Il sarto di Ulm” – Una possibile storia del Pci, dopo di allora solo la depressione e l’isolamento.

La sua scelta ha fatto parlare e farà discutere ancora parecchio, ha fatto riaprire il discorso sull’ “eutanasia” e la scelta di morire. Questo tema è di forte dibattito sia per questioni di natura religiosa, sia etica.

In alcune nazioni, tra le quali il Belgio, la Colombia, il Lussemburgo, l’Olanda, la Svizzera, gli stati dell’Oregon, Washington, e Montana negli Stati Uniti, il suicido assistito è permesso a patto del rispetto di severe condizioni. In Italia a mio avviso l’influenza della “chiesa” è troppo forte, la classe politica è tenuta sotto scacco dal Vaticano, non vengono mai toccati gli interessi della “Santa Sede” per evitare malcontenti, che poi potranno influenzare in qualche modo il voto degli italiani.

La reazione del mondo cattolico alla notizia del “suicidio assistito” del giornalista italiano non si è fatta attendere, per il copresidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita “vanno evitate strumentalizzazioni” e deve esserci una “riflessione non demagogica” ma poi commenta dicendo che ogni suicidio è una sconfitta per la società, la quale non è riuscita ad occuparsi di una persona fragile, e conclude dicendo che legalizzare l’eutanasia introdurrebbe nella società una cultura devastante. 

Ma non aveva affermato che si dovevano evitare strumentalizzazioni? A me questa nota pubblicata sui giornali e siti web sembra schierarsi apertamente contro il “suicidio assistito” e l’ “eutanasia” sfruttando una decisione personale presa da una persona sana di mente.

Secondo me, di fronte alla grandezza di chi ha avuto il coraggio di decidere fino in fondo del proprio destino qualsiasi critica non è altro che brusio di fondo. All’età di ottant’anni quasi , Magri era pienamente in grado di decidere come far finire la sua esistenza. Era una scelta sua, che spettava soltanto a lui e nessuno ha il diritto di giudicarla. Tantomeno i cattolici, che vorrebbero imporre a tutto il mondo come vivere e come morire.

Vorrei ricordare a tutti che Dante esalta il suicidio di Catone e vede nel suo gesto un nobilissimo esempio di amore per la libertà.

Questa era una breve riflessione sul Suicidio Assistito, ripercorrendo la vita di un grande giornalista italiano morto nel 2011, Lucio Magri.

Grazie per l’attenzione.

Donato Savria

 




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