Donato Savria Intervista il Professore Giuseppe Liuccio





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Giuseppe Liuccio, nato a Trentinara (SA) l’ 1 maggio 1934, vive e lavora a Roma. Già docente di latino e greco nei licei classici è stato giornalista della Rai-Tv e collabora con varie testate giornalistiche. Ha ottenuto numerosi premi letterari e giornalistici nazionali ed internazionali. Nel 2004, per la sua attività letteraria e poetica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri gli ha assegnato il Premio della Cultura. Nel 2007 è stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana.

Salve professore, come molti dei nostri lettori già sapranno, Lei, cilentano DOC , per cause di forza maggiore vive lontano da Trentinara, terra natia, da Lei onorata degnamente. Come vive questa distanza?

La vivo con lancinante nostalgia. Ed, infatti, appena posso scendo di corsa a respirarne l’aria, i profumi, a gustarne i sapori, a godere della calda ospitalità della gente, quasi per un bagno di emozioni che mi danno la carica per il periodo di lontananza.

Scrittore, giornalista, poeta; nella sua lunga carriera non si è fatto mancare nulla; ha pubblicato decine e decine di libri, e l’ultimo lo sta presentando in giro per la Campania proprio in questo periodo. Dove trova l’ispirazione e la passione per continuare nel suo instancabile lavoro?

La risposta è implicita in quello che ho detto prima: nell’amore per la mia terra, Il Cilento e la sua grande storia, che mi porto dentro con orgoglio di identità e di appartenenza, in generale, e per Trentinara, in particolare, che per un giramondo inquieto ed irrequieto come me rappresenta la mia Itaca, come il porto/quiete per un Ulisse pellegrino, il personaggio del mito e della letteratura in cui mi identifico di più.

La nostra terra, Trentinara (SA), spesso sottovaluta e non dà il giusto tributo ed il giusto omaggio ai suoi scritti ed al suo lavoro il generale. Come vive questa situazione? Dove si possono rintracciare i motivi, a suo avviso?

La scrittura creativa (prosa o poesia che sia) è un bisogno dello spirito, un atto d’amore e, come tale non reclama e non aspetta gratitudine. Certo non mi fa piacere. Perché questo avviene. Forse bisognerebbe chiederlo ai nostri compaesani. Di sicuro mi stupisce molto l’indifferenza dei giovani, che pure dispongono di strumenti di formazione culturale per apprezzare o criticare i miei scritti , motivandone i giudizi.

Lei ha partecipato in passato alla vita politica trentinarese. Cosa pensa dell’attuale amministrazione comunale, e, soprattutto, crede che stia facendo abbastanza per valorizzare il nostro piccolo borgo affacciato sul Cilento?

Il nostro paese può contare su di un panorama unico ed irripetibile che si apre sull’infinto della Grande Storia di Paestum e, in lontananza, su quella della Costa D’Amalfi con sullo sfondo Capri. I monti e le campagne dell’interno fanno da cornice alla prestigiosa storia del Cilento interno. L’enogastronomia è ricca e varia. La flora e la fauna è un campo sterminato di ricerca. Le tradizioni sia civili che religiose, se indagate con passione riservano belle sorprese, così come gli antichi mestieri e le vecchie attività economiche. Sono poi queste, ridotte all’osso, le aspettative dei turisti. Ed il TURISMO è la grande nostra risorsa del futuro. Lo scrissi nel mio programma elettorale nel lontano 1962, quando mi candidai per la prima volta a sindaco, e lo reiterai nelle altre successive cinque campagne elettorali. Non solo non fui creduto, ma, addirittura, fui deriso e sbeffeggiato e, conseguentemente, sonoramente battuto ed umiliato. A cinquant’anni di distanza oggi sono in molti a crederci e a tentare attività economiche in queste direzioni. Evidentemente sono questi i tempi e i ritmi della storia nel nostro paese. Ma il turismo nasce, si afferma e si sviluppa se si muove nel segno della CULTURA, a cui le Amministrazioni dovrebbero prestare più attenzione a Trentinara come altrove.

Da quanto tempo non è ospite ad una manifestazione pubblica nella sua terra, Trentinara (SA)?

Me ne sono quasi dimenticato. Per fortuna ci pensano gli altri comuni del territorio ad invitarmi spesso. Evidentemente apprezzano la mia produzione letteraria ed avvertono di più l’orgoglio di identità e di appartenenza. Succede in molti paesi del Cilento, ma anche in quasi tutti i centri della Costa d’Amalfi, che mi considerano un loro cittadino di elezione. L’anno venturo compirò 80 anni. C’è già chi, sollecitato dai miei lettori, si prepara a dedicarmi una festa dal titolo “80 anni di poesia”. A tutt’oggi non mi risulta che ci sia Trentinara.

Vorremmo chiudere questo dialogo con Lei, professore, con una poesia: vuole sceglierne una e dedicarla a qualcuno?

C’è una poesia a cui sono particolarmente legato, perché è il filo conduttore di tutta la mia produzione poetica, quella che mi ha fatto conoscere maggiormente in Italia e all’estero. E’ stata tradotta in più lingue. E’ stata musicata. Ha fatto da tema ad uno spettacolo teatrale, ripreso in Italia e in Europa, in ben due stagioni di cartellone con 482 repliche ed è inserito nel repertorio di grandi artisti (ricordo di passaggio Piera Lombardi e Pina Cipriani, Anelo Loia) oltre che in molte band e gruppi folcloristici e non. Con quella poesia/canto sono conosciuto e riconosciuto ed apprezzato come “il poeta del Cilento” Sto parlando di “CHESTA E’ LA TERRA MIA”, che è molto diffusa ed è studiata anche nelle scuole del nostro Cilento e non solo. Ricordo che alcuni anni fa diventò oggetto di studio alla Facoltà di linguistica dell’università di Toronto, dove fui ospite ampiamente festeggiato. Ricordo queste cose con un pizzico di orgoglio, per dare completezza al nostro discorso ed anche a FUTURA MEMORIA, perché forse molti concittadini le ignorano. Grazie, comunque, per l’opportunità che mi hai dato con questo dialogo: ED ovviamente auguri a te, ai tuoi amici del giornale di avere un futuro fecondo di sviluppi positivi.

EPPURE VOLARE SI PUO’

Donato Savria

Chesta è la terra mia!

Si viri nu paese abbandunato

co quatto case nzimma no sderrupo,

na vecchia ca è cchiù vecchia re le mmura,

cchiù ghianca re le pprete re la via,

Chesta è la terra mia!

Si truovi na campagna senza grano,

na vigna ntesecata e nu pagliaro,

nu viecchio co lo cane e l’accettodda,

le mmano spertusate ra le sserchie,

Chesta è la terra mia!

Si passi pe no vosco solitario

e nu craparo canta co passione

na storia re bbreanti e de baruni,

re gelusie, r’amore e de vendette,

Chesta è la terra mia!

Si sienti na campana c’accumpagna

tutta la gente appriesso a no tavuto,

fermate pure tu pe no minuto.

Dancillo co rispetto no saluto.

Chesta è la terra mia!

Si sotta no portone senza luce

nce sta no nome ca non se capisce,

è nu surdato ca morette acciso

senza conosce manco lo motivo.

Chesta è la terra mia!

Si assenno ra na chiesia all’intrasatta

te viri nfacci no vestito ianco,

nu velo, li cunfietti co lo grano

e tutto no paese ca fa festa.

Chesta è la terra mia!

Si sotta no castiello co lo lippo

lu mare fa l’amore co li scogli,

le barche cunnuleiano nzimma l’onne,

le rezze se stennecchiano a lo sole,

Chesta è la terra mia!

Si viri na valigia co no tuocco

nzimma no treno ca vaie a Milano;

si sotta na baracca a Francoforte

le lacreme se mmeschiano a la birra,

Chesta è la terra mia!

Si viri na uaglioffa a primavera

cu l’uocchi niuri e li capiddi r’oro,

ddoie scocche nfacci e na cammisa aperta,

le mmenne ca spertosano la vesta.

Chesta è la terra mia!

Chesta è la terra mia: terra r’amore,

terra re stienti, re sururi e chianti!

La gente è de boncore non fa nienti

ca se la so’ scordata pure li Santi.




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