A proposito di disabilità.





disabile

di Rita Cantucci

Non so a chi sia rivolta la mia lettera,

vorrei potessero leggerla tutti, vorrei riuscire a toccare i sentimenti e la coscienza di molti, ma non so se ci riuscirò.

Vi chiedo di farla girare, di spedirla a tutti i vostri conoscenti, con la speranza che arrivi a qualcuno che possa aiutare me, e con me, tutte le persone che si trovano nella mia stessa situazione, tutte quelle persone che non sanno più a chi rivolgersi ma che non possono far altro che chiedere aiuto.

Mi chiamo Rita, sono la sorella più piccola di una ragazza disabile grave.

Non smettete di leggere vi prego, so che queste cose fanno paura, ma ci sono, esistono, vi chiedo solo di ascoltarmi.

Quando parlo di disabile grave, non parlo do una persona che ha qualcosa che non va, ma di una persona che non ha nulla o quasi che va.

Mia sorella si chiama Nicoletta, una crisi epilettica all’età di 3 mesi le ha compromesso per sempre l’evoluzione.

Parlerò chiaro e schietto, perché io sono così, chi mi conosce lo sa.

Le sue funzioni vitali sono normali, fisicamente è normale, ma il suo cervello è quello di una bambina di tre mesi.

Nicoletta dorme in un letto con le sbarre, come quello dei neonati. Va alzata, lavata, imboccata e seguita 24 ore su 24. Non parla, non comunica, non ti dice ne se ha fame, né sete, né sonno, né dolore, né gioia, né se le scappa la pipì o altro. Non sa leggere, né scrivere, non sa nemmeno che si possa, leggere e scrivere.

Cammina, ma non sa dove va, se ci sono scale, pericoli, nulla !

Mia madre e mio padre l’hanno sempre tenuta in casa con loro, accontentandosi di vivere con lo stipendio da operaio di mio padre e la misera pensione che lo stato le passava, ora non sto a dirvi la cifra precisa, non la ricordo ma a grandi linee 260 euro più l’accompagnamento 470.

Io lavoro e fin’ora ce l’abbiamo fatta, ma ora mio padre e mia madre hanno 70 anni e hanno bisogno d’aiuto. Io ho 45 anni, dovrò lavorare ancora per molto e i soldi che le passano non bastano a garantirle un’assistenza.

Mia madre ha sacrificato tutta la sua vita per lei e per noi.

Ripeto questa lettera non è solo per lei, purtroppo ci sono altri casi come il suo, ma lo stato italiano garantisce l’aiuto solo per chi mette i propri figli in istituto. Voi direte ”si ma qui siamo noi a pagare”, ma io vi dico, fate qualcosa perché i vostri, i nostri soldi, vengano spesi nella maniera più giusta per questi ragazzi.

Un ragazzo disabile in istituto, costa 150 euro al giorno, questo significa 4.600 euro al mese che voi pagate. Ci sono troppe cose ingiuste che la gente non sa e dovrebbe sapere. Un esempio: un cieco totale prende 260 euro di pensione più 900 euro di accompagno, ma lui con l’alfabeto braille può leggere, lei no, a lei spettano 260 euro di pensione più 460 euro perché i suoi occhi sono sani.

Con un cane guida un cieco può camminare, lei no, perché lei non sa tenere un guinzaglio e non sa cos’è un cane e nemmeno cos’è una strada o un marciapiede.

Nicoletta oggi ha 46 anni, un anno più di me, io le voglio bene, è mia sorella e non l’abbandono. Non la metterò mai in un istituto, se dovrò smettere di lavorare per stare con lei faremo la fame insieme, ma i sacrifici di mia madre, io non li butterò via.

Secondo la legge italiana, lei ha tutto quello che gli spetta, secondo me no!

E’ da un anno che giro in lungo e in largo per la provincia per ottenere degli aiuti in più, ma nessuno mi sa aiutare, nessuno che ti indichi con chi parlare … dove andare a chi rivolgersi.

Né il dottore, né l’assistente sociale nessuno !

Ma non è giusto !

Non è giusto che queste famiglie vengano abbandonate a loro stesse, non è giusto che se il paese è in crisi cominci a risparmiare iniziando dai pannoloni di questi ragazzi.

Non è giusto chiedere alle famiglie di vivere così e di morire sapendo di lasciare i propri figli in preda alla disperazione.

Qualcuno ci aiuti !

 




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