L’inchiesta – Uranio impoverito, i conti non tornano





La trasmissione L’inchiesta linkata dal sito RaiNews24


7 ottobre 2007 a Rosolini in Sicilia muore l’appuntato scelto Peppe Bongiovanni, aveva 43 anni ed era stato in Bosnia per 8 mesi nel 2000. Bongiovanni è morto per un tumore alle ossa ma i conti non tornano: è la 37ma vittima dell’uranio impoverito o la 160ma?

Con l’inchiesta “Uranio impoverito, i conti non tornano” di Maurizio Torrealta e Flaviano Masella, Rainews24 torna sulla decennale disputa sugli effetti dell’uranio impoverito e soprattutto sui misteri che circondano i reali processi fisici che avvengono al momento dell’esplosione dei proiettili.
Quanti sono i soldati che si sono ammalati in patria e nel corso di una missione all’estero?
In una lettera inviata alla Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito il ministro della Difesa Parisi parla di circa 1400 malati in più rispetto ai 255 precedentemente forniti , mentre l’Osservatorio Militare fornisce il dato di 2538. I militari italiani morti sono invece per il ministero della Difesa 37, mentre per l’Osservatorio Militare 160. Come è possibile questa divergenza?

Ma i conti non tornano nemmeno sulla spiegazione fisica del processo. Come è possibile che al momento dell’ impatto venga prodotta una temperatura di 3mila-4mila gradi e vengano ritrovati elementi come lo stronzio, elementi non esistenti precedentemente. “Penso che sarebbe sensato pensare a un processo di tipo nucleare. Penso che i materiali osservati nell’operazione dell’uranio impoverito possano essere spiegati in termini di fissione “ Afferma Martin Fleischmann lo scienziato che ha inventato la fusione fredda. “Pensa che i militari che producono e utilizzano questo tipo di armi siano consapevoli delle proprietà fisiche o sono informati solo sugli effetti che queste armi provocano?- Domanda il giornalista di Rainews24 –“Loro lo usano come arma. Perché dovrebbero cercare di capire qualcosa di più di quanto non sia richiesto, per usarlo come arma.. “ Risponde Martin Fleischmann.

Dopo i Balcani l’utilizzo dell’uranio impoverito è notevolmente aumentato in Iraq.
Dal ’91 al 2003 sono state usate 2mila tonnellate di uranio impoverito: 100 volte di più che nella ex Jugoslavia. E gli effetti saranno drammatici sia per la popolazione che per chi ha operato in quelle zone.




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