Elettrosmog

Chi sostiene che sia uno dei problemi ambientali e sanitari più rilevanti dei nostri tempi, chi invece, minimizza ricordando che il problema non esiste in alcun modo. Stiamo parlando dell’elettrosmog, uno dei nuovi inquinamenti, forse tra gli ultimi in ordine temporale, su cui si continua a discutere in maniera sempre molto animata, con toni che spesso non facilitano il cittadino comune a capire da che parte sta la verità.

Le onde elettromagnetiche destano sempre tanta preoccupazione nell’immaginario collettivo, anche se fanno parte della nostra vita quotidiana da tanto tempo. Al fondo elettromagnetico naturale si sono sommate soprattutto negli ultimi decenni tante fonti artificiali (sistemi destinati al trasporto e utilizzo dell’energia elettrica, come elettrodotti ed elettrodomestici, oppure sistemi di comunicazione di segnali radio o tv, telefonia cellulare, trasmissioni satellitari, senza fili o wireless, ecc) che hanno aumentato vertiginosamente i livelli di campo elettromagnetico a cui tutti noi siamo esposti quotidianamente.

In alcuni casi però, tale allarme rischia di risultare contraddittorio. Basti pensare al successo riscosso dalla telefonia mobile nel nostro Paese (gli ultimi dati parlano addirittura di 90 telefonini ogni 100 persone) che ha portato i gestori del servizio a dotare le nostre città di tante stazioni radio base (questo è il termine tecnico con cui vengono chiamate le antenne per telefonia mobile), la cui installazione puntualmente incontra le resistenze di tanti cittadini, anche di quelli dotati di cellulare.

Spesso ci si preoccupa dell’installazione di nuove stazioni radio base e si dimenticano altre fonti più “tradizionali” già presenti sul territorio con le loro potenze di gran lunga superiori, come elettrodotti e antenne radio-tv, in molti casi incomprensibilmente sottovalutate.

Il problema maggiore dell’elettrosmog rispetto a tante altre fonti di inquinamento è la mancanza di dati epidemiologici: non esistono ancora studi che inequivocabilmente accertino danni alla salute causati dall’esposizione a onde elettromagnetiche di tutte le frequenze. Infatti mentre per le basse frequenze (è il caso degli elettrodotti e delle cabine di trasformazione) diversi studi hanno portato a risultati certi, la stessa cosa non si può dire per le alte frequenze (telefonia mobile, antenne radio tv, etc.) su cui i dati sono ancora imprecisi e non univoci.

In campo Medico Sanitario, quando la ricerca non concorda con i dati reali, vige il principio della precauzione o minimizzazione, fino al momento in cui è stato fugato anche l’ultimo dubbio.

E’ fondamentale poi che l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici ) faccia quanto stabilito dal decreto attuativo della legge quadro (art.6 comma 2).

Per chiarirsi le idee è utile leggere il dossier di Legambiente

Nel video che segue, la misurazione fatta da me  misurando le emissioni di un telefono cellulare (di media 35 mW/cm2 )


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